Autismo infantile: appunti di percorso su un approccio di Terapia Assistita dal Cavallo

La Nostra Equipe Multidisciplinare - CRE G. DE Marco ONLUS

Molto è stato detto su autismo e ippoterapia (termine tanto impreciso per quanto radicato nell’uso!) e, nell’accingermi a dare un contributo, ritengo che sia fondamentale ‘svelare’ gli aspetti operativi, del fare, cioè avere il coraggio di descrivere il percorso proposto con i ‘pensieri guidache lo hanno ispirato.

Questo cercherò di fare in questo articolo che – in forma leggermente diversa  – è stato pubblicato in “Testimonianze”, pubblicazione interna dell’Associazione “Girolamo De Marco” Onlus per il suo ventennale di attività.

Autismo: la patologia

Per autismo intendiamo una patologia del neurosviluppo i cui criteri essenziali sono:

  1. compromissione qualitativa dell’interazione sociale,
  2. compromissione qualitativa della comunicazione e modalità di comportamento,
  3. interessi e attività ristretti, ripetitivi e stereotipati. (Sintesi come da DSM IV).

In questa sede non si può che descrivere gli aspetti generali di una patologia controversa negli aspetti etiopatogenetici e, non addentrandoci oltre, mi preme ricordare solo che gli ‘addetti ai lavori’ devono sempre tenere a mente che sono di fronte ad un individuo e non ad una diagnosi!

Per quanto attiene all’Ippoterapia comunemente intesa rimando agli articoli dei miei colleghi che ci ricordano quanto, vicini ormai all’attuazione delle Linee Guida del Ministero Della Salute sugli Interventi Assistiti da Animali, il termine giusto per descrivere un azione a scopo terapeutico con l’ausilio del cavallo come mediatore è : T.A.C. acronimo per Terapia con Ausilio del Cavallo.

Quella che segue è una riflessione su alcuni punti di snodo del percorso riabilitativo con ausilio del cavallo di una bambina autistica che ho avuto modo di seguire nella mia collaborazione professionale con l’Associazione “Girolamo De Marco”.

Naturalmente si tratta di una ricostruzione per sommi capi e di estrema sintesi di un caso che ho seguito e si può considerare un report qualitativo del lavoro svolto.

L’incontro: Persona..non una Diganosi

“Sara (nome di fantasia così la chiameremo), Fabrizio…….tanti cavalli fa!”

Ho conosciuto Sara una mattina di gennaio presso il maneggio della Polizia di Stato di via Anicia nel cuore di Trastevere. Stavo concludendo una ripresa di Riabilitazione Equestre con un piccolo utente quando sento provenire delle urla dall’ingresso del maneggio coperto.

Sara è lì con la madre, in preda ad un pianto inconsolabile ed irritato e tiene lontano da sé operatori e genitori di altri ragazzi e chiunque si avvicinasse per calmarla o, peggio, per toccarla.

In quel momento fui colto dalla preoccupazione e immaginai quanto potesse sentirsi “persa”. Sara, a ben dire,  sapeva ancor meno di me cosa sarebbe successo! Ricordo di essermi piegato sulle ginocchia e senza guardarla negli occhi mi sono messo lì, senza avvicinarmi.

Già questo sortì un primo risultato perché Sara non mi trattò come gli altri adulti che teneva lontani…mi stava studiando tra un singhiozzo e l’altro.

Allora la salutai e le dissi che se voleva le avrei fatto conoscere il cavallo e l’avrei accompagnata in campo. Ero sicuro che quella bambina dallo sguardo dolce e profondo si era già guardata attorno e si era già fatta un’idea di ciò che non le piaceva e di ciò che la spaventava, ma anche di ciò che la attirava… era il cavallo!  Oggi la sua incognita.

Guardava continuamente all’interno del maneggio dove quattro cavalli grigi stavano lavorando con altrettanti ragazzi e operatori. Le serviva solo una sponda sicura dove poter approdare con le sue paure e le sue curiosità, difficili da sperimentare e ancor di più da esprimere.

Cercai di offrirgliela.

Fabrizio Giorda, Pssicologo
Fabrizio Giorda, Pssicologo in un’edizione di Cavallo al Sole – CRE G. De Marco ONLUS

Sara si avvicinò, sembrava intenzionata a tentare, quando di nuovo ricominciò ad urlare e a dimenarsi, ma a quel punto eravamo vicini e cercai di contenerla portandola sulle mie ginocchia quando lei, accettando quel contatto, mi abbracciò e pianse.

Poi, più calma e anche un po’ esausta per tutte le emozioni e le energie che aveva tirato fuori, si lasciò guidare in campo tra lo stupore generale, in primis mio e forse anche suo.

Le presentai i cavalli, gli altri operatori, i poliziotti che ci assistono in maneggio e prese confidenza con il posto: il campo in sabbia, le lettere alle pareti di legno, gli specchi e infine…il montatoio.

Sì perché a quel punto provai la sensazione che era possibile, se non opportuno, tentare la salita a cavallo. Aiutato dai miei colleghi salii su una grigia particolarmente docile bardata con copertina e fascione e Sara si lasciò portare sù e, dopo pochi minuti, eravamo in pista al passo!

Avete compreso quanto con Sara sia stato importante e “fondante” – per tutto il lavoro successivo –  riuscire a far breccia nella sua chiusura?  E quanto, nonostante la “solidità” patologica di quest’ultima, risultasse ancora possibile un “incontro”, una relazione?

Naturalmente seguì un periodo di lavoro non sempre facile e gli obiettivi identificati risultarono a volte troppo ambiziosi ed io e l’equipe ci trovammo a dover ripianificare o a trovare soluzioni diverse per il proseguimento delle attività con Sara.

Le tappe del Percorso

Ripercorrerò sinteticamente le tappe principali, gli obiettivi ed i risultati che nel tempo ci sono stati nel nostro percorso, cercando prima di dare un’idea di come Sara si presentasse all’osservazione del tempo.

Sara: è una bella bambina di cinque anni e mezzo dallo sguardo vivace e mobile, un po’ “biricchino”, che alterna momenti di agitazione motoria ad altri in cui, ferma, sembra perdersi in uno sguardo che è tra sé ed il mondo esterno in una sorta di “assopimento”. Nei momenti di agitazione la mamma usa darle caramelle, lecca-lecca e/o altri oggetti per distrarla anche se questo sembra essere solo un palliativo in quanto la bambina, spesso non contenta, ne chiede nervosamente altri. Non trovando comunque soddisfazione, comincia a tirarli e a reagire in modo aggressivo.

La Diagnosi

Altre volte si calma e tiene queste caramelle in mano per ore ed è difficile riuscire a farsele consegnare prima di entrare in campo. La sua diagnosi d’ingresso è di Ritardo Generalizzato dello Sviluppo con Tratti Autistici ed infatti Sara palesa all’osservazione indifferenza per le persone che la avvicinano e, girandosi verso la mamma, dà le spalle “all’altro” mettendo in atto così un’evitamento del mondo esterno e una difficoltà ad uscire “dall’ambiente materno”.

Presenta inoltre stereotipie comportamentali come muovere la mano dondolandola davanti agli occhi e, in ambienti non noti, procede preferibilmente vicino ad un muro.

Frequentemente batte piano e ripetutamente con il palmo della mano sugli oggetti (maniglione, arcione della sella) e talora compie questo gesto su se stessa battendosi le gambe o la testa; in quest’ultimo caso è ravvisabile un comportamento autoaggressivo in considerazione dell’intensità con cui si colpisce, mentre battere a ritmo sugli oggetti sembra avere più il senso di un’autostimolazione o di un rudimentale “metodo conoscitivo”.

Quando è contenta batte le mani a scatti agitando anche tutto il corpo in un sussulto (santi cavalli!!), modalità di una motricità globale tipica del bambino piccolo ed in lei segnale del suo ritardo psicomotorio, e ride da sola non riuscendo a condividere e ad esprimere diversamente quest’emozione.

Il livello di comprensione è parso subito più adeguato rispetto a quello della produzione verbale che è al livello di lallazione e/o di “si – no”.

Lo sguardo per lo più “laterale” lasciava però degli spazi di apertura in quanto Sara se sorpresa da qualcosa o sgridata o particolarmente coinvolta era capace di sostenere lo sguardo dell’altro per brevi momenti.

Obiettivi raggiunti

Come accennato, Sara è salita per la prima volta a cavallo con feltro e fascione, modalità utilizzata spesso con persone con disagio psichico, per favorire tramite uno stretto contatto corporeo con il cavallo, le percezioni sensoriali di morbidezza e calore.

Inoltre il feltro, meno spesso e più morbido della sella, permette all’utente di ricevere in misura maggiore le afferenze sensoriali del passo del cavallo.

Durante le prime sedute si è utilizzato lo strumento del maternage: l’operatore sale a cavallo, posto dietro la persona, e da tergo passandole le braccia attorno al busto arriva anch’egli a tenersi alla maniglia del fascione oppure può cingere il corpo della stessa.

Maternage
Maternage

In questo caso Sara si trovava a sperimentare un doppio contatto corporeo: quello con il cavallo e quello con il corpo dell’operatore.

Così, tramite questo contenimento corporeo, ho potuto infondere in Sara un senso di accoglimento e di sicurezza tale che le sensazioni dovute al movimento dell’animale sotto di sé e delle emozioni che provoca sono sostenute, ed il vissuto assume un carattere di “sperimentabilità”.

Accettata questa prima forma di contatto ora Sara comincia a toccare le parti “calde” del cavallo quali il collo, il dorso sotto la parte coperta dal feltro (particolarmente calda!), la criniera.

Di pari passo a quest’apertura sul piano del contatto corporeo con il cavallo e con me si sono conquistati spazi “interattivi” sempre più significativi.

E’ stato ora possibile interagire in forma giocosa sempre sull’onda di uno stretto contatto corporeo e con l’aggiunta di un elemento di novità: il rispecchiamento corporeo. Comincio infatti a toccare Sara su varie parti del volto e del corpo e, nominandogliele, gli faccio notare l’esistenza delle stesse parti sul mio corpo.

A completamento di questa esperienza ogni volta che passiamo davanti allo specchio sistemato su tutti i lati del maneggio gli mostro la nostra immagine riflessa: Sara la guarda di sottecchi un po’ agitata e un po’ incuriosita da ciò che scorge e poi torna ad abbracciarmi o si mette a giocare con la criniera.

Questa prima fase relativamente breve di lavoro (2 mesi circa) ha permesso l’instaurarsi di una relazione di fiducia con l’operatore e reso possibile il contenimento di paure e angosce.

Attraverso il gioco ed il contatto il cavallo si è potuto costituire come “oggetto sperimentabile”,  ma anche come piacevole compagno e veicolo di una iniziale presa di coscienza di sé e del proprio spazio corporeo, fondamento di ogni esperienza basata sul “fare insieme”.

Si passa alla Sella

Nei mesi successivi abbiamo così cominciato ad utilizzare la sella: ci portavamo ad una altezza giusta per Sara rispetto al cavallo con l’ausilio di una scaletta e la salita avveniva con piede nella staffa ed il mio aiuto per darsi lo slancio e salire. Già dalle prime volte, nonostante la goffagine grosso-motoria di Sara ed il suo precario equilibrio la salita non ha dato particolari problemi, segno della buona riuscita della fase di “avvicinamento” al cavallo precedente.

Sara sperimentava con piacere la nuova situazione di trovarsi sola sul cavallo e le bastava che io le stessi accanto camminando accanto a loro.

Iscriviti! A soli €60 al mese.
Iscriviti! A soli €60 al mese.

I nuovi obiettivi

In questa fase i problemi da affrontare furono: come risolvere i comportamenti autolesionistici da una parte e come contenere i movimenti di dondolamento delle mani davanti agli occhi.

Infatti se con le gambe e con il busto Sara aveva un buon assetto in sella, se non si riusciva a coinvolgere braccia e mani e, ovviamente, l’attenzione e lo sforzo finalizzato, non era possibile eseguire a cavallo esercizi più complessi.

Facendo fare spesso al cavallo delle “mezze fermate” (cavallo appena in alt sui quattro arti e pronta ripartenza) cercavamo di tenere impegnata Sara non solo con il busto, per il coinvolgimento che questo ha nell’assorbire la spinta in avanti dello stesso durante l’alt ed all’indietro nella partenza, ma si pensava che lei si sarebbe aiutata, inizialmente, anche con le mani per tenersi alla criniera o all’arcione della sella, così interrompendo movimenti stereotipati ed utilizzando attivamente e con una finalità mani e braccia.

Questo avvenne! La cosa, però, che non mi aspettavo fu che lei si dimostrò molto divertita da questi cambi di ritmo ed era particolarmente interessata a come io vocalizzavo la parola “passooo” per far partire il cavallo, pronunciandola a voce profonda, ma anche ben udibile e scandendone gli accenti “pà-ssò” e allungando la vocale finale.

Dopo poche settimane

Dopo due o tre settimane al massimo Sara mi imitò pronunciando lei la parola da subito correttamente ed anche ad un certo volume e decisione proprio a sottolineare la riproduzione sì della parola, ma anche del timbro e della cadenza con cui l’aveva sentita pronunciare da me.

La madre dal bordo campo udì anche lei e questo diede ad entrambe soddisfazione ed energia positiva per continuare in un cammino impegnativo. Ricordo che eravamo ancora nei primi sei mesi circa di attività di Riabilitazione Equestre e Sara quanto al livello di competenze verbali era ancora ad un livello di lallazione tranne, credo, l’aver pronunciato la parola “mamma”.

Obiettivi raggiunti

Avevamo così raggiunto al contempo diversi obiettivi:

  1. di produzione verbale;
  2. diminuito le stereotipie con l’utilizzazione a cavallo di un ritmo attivo che ha elicitato in Sara un’attivazione psicofisica maggiore;
  3. il cavallo di per sé stimolante ed accudente al contempo abbassa la carica aggressiva ed autoaggressiva cosa che riscontrammo anche con Sara;
  4. aumentarono le interazioni dotate di senso e spesso arricchite anche da un sostegno visivo più lungo e frequente.

Un paio di anni dopo decidemmo di far lavorare Sara due volte a settimana per incrementare le possibilità di intervento e per tentare di sperimentare anche una conduzione ‘al femminile’ cioè con una operatrice:  il lunedì con Giulia (Giulia Casella nostra collega dell’associazione) Sara si impegnava in un lavoro basato molto sulla sensomotricità (eseguendo esercizi sul cavallo senza bardatura), l’accoglimento, la produzione verbale; il giovedi con me il lavoro era impostato sull’accudimento e pulizia del cavallo, sulla guida autonoma, sulla gestione dell’aggressività, l’acquisizione di regole.

Iscriviti! A soli €60 al mese.
Iscriviti! A soli €60 al mese.

Oggi Sara è una bambina di dieci anni e le sue abilità e competenze equestri sono aumentate grazie ad una frequenza bisettimanale in Riabilitazione Equestre oltrechè alle altre attività che segue grazie alla costanza della sua famiglia (logopedia, piscina, laboratori di psicomotricità).

Da sottolineare la possibilità riscontrata in più occasioni di poter “esportare” abilità cognitive, linguistiche, motorie e di maggiore stabilità emotiva dal “maneggio” alla vita quotidiana, dalla Riabiltazione Equestre ad altri setting terapeutico-riabilitativi e viceversa in un’ottica di integrazione che, sola, può giovare ai ragazzi con disagio intellettivo-relazionale.

Oggi Fabrizio è un operatore più consapevole anche perché……tanti cavalli fà una bimba un po’ chiusa gli ha permesso un contatto…

Dott. Fabrizio Giorda

Psicologo

Responsabile di Progetto in E.A.A.

Referente di Intervento T.A.A. – E.A.A.

Tecnico di Volteggio/Terapia ANIRE

Fabrizio Giorda

Sono uno psicologo appassionato di natura e cavalli. Mi Occupo di Attività/Terapie Assistite da Animali (IAA) e così ho fatto della mia passione il mio lavoro! Aspetto con piacere i vostri commenti. Scrivetemi a fabriziogiorda@gmail.com

Leave Comment