fbpx

Disabilità: Rivalutazione nella Riabilitazione Equestre

Disabilità e Riabilitazione

La rivalutazione della disabilità all’interno della Riabilitazione Equestre.

Negli ultimi anni è stata rivolta una sempre più crescente attenzione all’inclusione sociale di persone con disabilità, al fine ultimo di promuovere i diritti umani e l’uguaglianza sociale, in modo che non ci si focalizzi più sui deficit, ma sulle abilità e risorse della persona.

Il rapporto mondiale sulla disabilità (OMS,2011) afferma che l’inclusione sociale è possibile solo attraverso modifiche strutturali della società, rendendo evidente un punto di vista nuovo, rivoluzionario, che non ragiona più in termini di “normalizzazione” del disabile, ma richiede una ristrutturazione dell’ambiente e delle relazioni sociali in modo che siano accessibili anche a persone con disabilità.

L’Internation Classification of Diseases, classificazione internazionale delle malattie e dei problemi correlati, ICD-10 stilata dall’OMS, riferisce le disabilità a diverse aree che riguardano:

  • la strutturazione del sé,
  • l’autovalorizzazione e autoriconoscimento,
  • l’apprendimento,
  • il comportamento e l’integrazione sociale.

Nel 2001 è stato messo appunto uno strumento per la valutazione della disabilità del tutto rivoluzionario, l’International Classification of Functioning, Disability and Health, ICF, che considera la disabilità come una complessa interazione tra salute, fattori ambientali e personali in un’ottica dinamica e interdipendente, quindi non più solo come una caratteristica esclusiva dell’individuo.

L’intervento di Riabilitazione Equestre si inserisce a pieno titolo in questo contesto, sulla base di una prospettiva biopsicosociale della presa in carico globale e olistica. L’obiettivo ultimo è quello di restituire alla stessa una nuova idea di sé, facendo emergere le sue attitudini, le sue risorse e abilità e di entrare in relazione con gli altri nella consapevolezza del proprio essere e quindi del suo ruolo sociale favorendo le qualità adattive del Sé.

Innanzitutto è bene tener presente che dal punto di vista psichico il cavallo è un animale fortemente simbolico, in quanto in sé presenta sia la componente femminile della madre accogliente, sia la componente maschile di forza e possenza, ma anche immediato e reale perché l’incontro con l’animale implica inevitabilmente una condizione di istantaneità e di coinvolgimento.  Inoltre crea la necessità di comprendere l’altro da sé e interagire con codici di comunicazione e di comportamento nuovi, diversi. Risulta quindi fondamentale che l’approccio tra utente e animale avvenga gradualmente e sia gestito con attenzione e supervisione costante da parte degli operatori. L’ambito relazionale assume importanza cruciale all’interno della riabilitazione equestre. Prima di salire in sella, i ragazzi partecipano alla preparazione del cavallo: avvicinamento dell’animale, la pulizia e la cura dello stesso, mettere la sella o il fascione sono tutte attività che in un primo momento creano e successivamente potenziano il vincolo affettivo tra utente e cavallo.

Dal punto di vista fisico la riabilitazione equestre permette di accrescere la capacità di orientamento spaziale e temporale, che permette di muoversi lungo le quattro direzioni seguendo linee rette, curve, sinusoidali, stimolando l’equilibrio, acquisire una migliore coordinazione oculo-motoria, rinforzare i muscoli del tronco e del collo, sviluppare le strutture muscolari di cosce e gambe; dunque consente al soggetto di avere una miglior consapevolezza e gestione del sé corporeo. Il che acquista valore di orientamento ed equilibrio psichico poiché stimola molteplici valenze cognitive ed anche affettive, relative alla determinazione, alla tenacia, all’attenzione all’altro ed al rispetto degli ordini. Questo permette all’utente con disabilità di sperimentarsi come soggetto attivo: prendere decisioni, far emergere le proprie volontà entrare in relazione con l’animale, gli operatori, gli altri utenti e quindi sperimentarsi come essere indipendente, autodeterminante e inserito all’interno di una rete sociale.

Dopo le prime sedute, in cui il cavallo è guidato dal coadiutore l’utente può sperimentarsi nella conduzione autonoma che permette il miglioramento del senso di autostima e autovalorizzazione in quanto il soggetto disabile si sperimenta come abile nella gestione non solo di sé e del proprio corpo, ma anche di un animale che appare imponente, di grande presenza sia per dimensioni che per forza fisica; inoltre non va dimenticato che il cavallo trasmette circa 110 impulsi al minuto, in una serie di oscillazioni nelle tre dimensioni dello spazio (antero-posteriore, laterale destra e sinistra, elevazione e discesa, oltre che nella rotazione) a cui l’utente risponde con continui e sequenziali coordinamenti muscoloarticolari, non c’è un solo muscolo né nessuna parte del corpo che non vengano sollecitati, il che vuol dire che il semplice star seduti in sella è un’attività che richiede uno sforzo non indifferente! Si consideri inoltre che persone con disabilità generalmente tendono ad avere una vita passiva, simbiotica e di dipendenza, per cui rompere questo schema induce a sviluppare la capacità di affrontare con spirito positivo, attivo e creativo e di conseguenze una migliore organizzazione del senso di valore e di sentirsi adeguati ai compiti ed alle funzioni e soprattutto a credere di avere tutte le capacità necessarie ai fini dell’autodeterminazione e di creazione del proprio destino.

Si pensi ora all’attività di volteggio, che consiste nell’eseguire evoluzioni a cavallo alle varie andature, e che può essere svolto o dal singolo utente o anche in piccoli gruppi. Generalmente si inizia con l’attività a terra, con esercizi propedeutici non solo all’attività a cavallo, ma che aiutino l’utente a portare l’attenzione sul proprio corpo. Gradualmente ci si avvicina al cavallo e a turno si sale mentre l’animale si muove in circolo grazie al longeur. Quest’attività, oltre ad agire sullo schema corporeo arricchendolo, permette di instaurare relazioni significative con i propri compagni, migliorando le competenze affettivo-relazionali indispensabili per un’integrazione sociale. Si stimola in questo senso il desiderio alla socializzazione attraverso la visibilità, l’organizzazione spazio-temporale, il rispetto delle regole, la condivisione di un’esperienza così significativa e particolare. Il lavoro in gruppo è anche importante per sviluppare il senso del rispetto dei tempi e delle reattività degli altri che sono la base per le relazioni sociali, la capacità di esprimere le proprie emozioni, il proprio vissuto, dunque l’interazione, la reciprocità e, quindi, l’accettazione di tutte le dinamiche affettivi-relazionali.

Da queste osservazioni emerge quanto la riabilitazione equestre possa permettere all’utente con disabilità di vedere se stesso sotto una nuova luce e di sperimentarsi come soggetto attivo, inserito all’interno di un nuovo contesto sociale in grado, dunque, di entrare in relazione con sé e con l’altro da sé e quindi di gestire nuove dinamiche emotive, affettive e sociali.

Antonella Mascia

Antonella Mascia

Laureata in psicologia presso La Sapienza. Abilitata presso l'Ordine degli Psicologi del Lazio. Già tirocinante Post Laurea presso il C.R.E. G. De Marco ONLUS a Roma. Credo nel potere terapeutico del Cavallo e del sostegno psicologico. Referente di Intervento in TAA e EAA

Leave Comment